Breve storia della Santa Inquisizione 

Introduzione

La lotta contro l'eresia  è antica quanto la Chiesa.

Nei primi secoli della cristianità le autorità ecclesiastiche, nei casi di eresia, si limitano, generalmente, ad applicare pene di carattere spirituale, la più grave delle quali è la scomunica.

La maggior parte dei Padri della Chiesa si dichiarano contrari alla condanna degli eretici a pene fisiche. Si rispetta il principio enunciato da Bernard de Clairvaux: "Fides suadenda non imponenda" (La fede deve essere oggetto di persuasione non di imposizione).

Verso il XII secolo, questo principio viene disatteso e completamente ignorato. Le pene spirituali, dimostratesi scarsamente efficaci, vengono gradualmente soppiantate dalle più persuasive ed efficaci pene temporali (eufemismo per roghi, impiccagioni, sevizie, torture ecc…) accantonando così l’amore e la misericordia per il prossimo.

L'Inquisizione nasce quando, tra la fine del Dodicesimo e il principio del Tredicesimo secolo, la Chiesa, ritenendo insufficienti per la repressione dell'eresia, soprattutto catara e valdese, i mezzi ordinari e l'autorità dei vescovi, nomina propri delegati con l'incarico di ricercare e giudicare gli eretici.

I tribunali permanenti dell'Inquisizione durante il Trecento si diffondono in tutta Europa e sono affidati in un primo tempo ai domenicani e successivamente anche ai frati minori.-

Lo storico francese Jean-Baptiste Guiraud (1866-1953) definisce l'inquisizione medioevale come "un sistema di misure repressive, le une di ordine spirituale, le altre di ordine temporale, emanate simultaneamente dall'autorità ecclesiastica e dal potere civile per la difesa dell'ortodossia religiosa e dell'ordine sociale, ugualmente minacciati dalle dottrine teologiche e sociali dell'eresia".

Di essa si può dire molto semplicemente che si tratta di una istituzione ecclesiastica destinata a cercare (dal latino "inquisitio", ricerca dei "delitti contro la fede") e a punire le varie forme ereticali che minacciano la stabilità della Chiesa (cattolica). Suo bersaglio furono il valdismo, il catarismo, il protestantesimo, il giudaismo, in breve tutto ciò che non si conformava alla dottrina cattolica. Si deve, comunque, obiettivamente sottolineare come pure i riformatori protestanti non trascurassero a loro volta l'esigenza di salvaguardare con processi e condanne la «pura religione evangelica».

Tra le due funzioni che caratterizzano l'Inquisizione, tuttavia, non è tanto quella investigativa che assume rilievo, quanto quella repressiva, che, fissata in maniera definitiva dal papa Gregorio IX, renderà tristemente famosa questa istituzione attraverso i secoli.

 

Cronologia

 Nel 1179 il Concilio Laterano III elabora appieno misure inquisitoriali: il canone 27 legittima la scomunica e le crociate contro gli eretici.

Innocenzo III (1198-1216), benedice la crociata contro gli albigesi. Seguono roghi collettivi e dure misure repressive. Questo intervento per la difesa della fede ebbe si concluse con la sanguinosa "crociata" guidata da Simon de Monfort (1209-1218) con cui fu operata la confisca dei beni degli albigesi.

Nel 1215, il Concilio Laterano IV ribadisce la condanna di ogni forma di devianza religiosa ed elabora la "procedura d'ufficio", grazie alla quale si può instaurare un processo sulla base di semplici sospetti o delazione.

Gregorio IX (1227-1241) con una bolla del 1233 rende ufficiale l'istituto della Sacra Inquisizione i cui compiti vengono affidati ai domenicani.

Nel 1252 viene emessa da Innocenzo IV La bolla Ad extirpanda, secondo la quale la tortura «serve a portare alla luce la verità».

La procedura inquisitoriale, fissata nelle Decretali di Gregorio IX (1230), venne in seguito riassunta in vari manuali, fra cui la celebre Practica Inquisitionis hereticae pravitatis  (ca. 1320). Essa si concludeva con la sentenza, la quale (previo consenso del vescovo, secondo disposizione di Innocenzo IV, confermata da Urbano IV e da Bonifacio VIII) veniva letta durante un pubblico "sermone generale" (detto in Spagna autodafé, atto di fede) e poteva comportare l'assoluzione, la detenzione parziale o perpetua, la morte sul rogo (pena applicabile anche post mortem, queste ultime due pene comportavano anche la confisca dei beni) o, nei casi più lievi un pellegrinaggio (riscattabile col versamento di elemosine).

Tomas de Torquemada (1420-1498), appartenente all'ordine domenicano, divenuto inquisitore generale per l'Aragona, Valencia e la Catalogna nel 1483, organizza il Tribunale ecclesiastico della Santa Inquisizione di cui compose il codice (Ordenanzas, 1484-85 e 1488).

 Nel 1542, Paolo III, crea la Congregazione cardinalizia del Sant'Uffizio, presieduta dal cardinale Giampiero Carafa, poi Paolo IV.

Pio IV (1559-1565) dichiara che «La Santa Inquisizione è stata tanto utile alla Chiesa che la si potrebbe veramente chiamare quasi un baluardo della fede».

Nel 1908, con la bolla Sapienti Consilio di Pio X, il termine Inquisizione scompare, rimane la Congregazione del Sant'Uffizio e l'Indice dei libri proibiti, ma «non vengono tuttavia soppressi né il Tribunale, né la procedura del segreto».

Nel 1917, sotto Benedetto XV (1914-1922), la Congregazione del Sant'Uffizio viene affidata ad un cardinale, cessando così di dipendere, direttamente dal pontefice.

Durante il Concilio Vaticano II (1962-1965), la Congregazione del Sant'Uffizio assume l'attuale nome di Congregazione per la dottrina della fede e dei costumi (1965), retta ancora oggi dal cardinale tedesco Joseph Ratzinger.

Resta il ricordo di tutti coloro che nel corso dei secoli furono sottoposti ai rigori dell'inquisizione in nome della fede e della Chiesa di Cristo: i catari, i valdesi, i francescani dissidenti (gli spirituali), gli ebrei, i templari, Giovanna d'Arco (fatta in seguito santa), gli ussiti, Girolamo Savanarola, Giordano Bruno, Galilei, le "streghe"...

... ma anche le parole di tutti coloro che hanno voluto o non impedito che ciò accadesse.

I cattolici che, presa la croce, si armeranno per sterminare gli eretici, godano delle indulgenze e dei santi privilegi che sono concessi a quelli che vanno in aiuto della Terra Santa.

(Concilio Lateranense IV, 1215)

 Riconciliarsi mai: non mai pietà; sterminate chi si sottomette, e sterminate chi resiste; perseguitate a oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a fuoco e a sangue purché sia vendicato il Signore; molto più che nemici suoi, sono nemici vostri.

(San Pio V, lettera a Filippo II di Spagna)

 

 Espansione e zone di influenza

 L'inquisizione, univoca nell'espressione dei suoi metodi processuali, trovò la sua realizzazione in tre aree geografiche diverse nelle quali assunse precipue finalità e configurazioni.

Nata in Francia (1198), paese in cui inizialmente si sviluppò l’Inquisizione medioevale, si estese successivamente in Spagna, dove si affermò l’Inquisizione spagnola, creata da Sisto IV nel 1478, su sollecitazione della regina Isabella di Castiglia e del re Ferdinando d'Aragona, e, infine, in Italia, dove fu stabilita l’Inquisizione romana con la Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione, istituita dal Papa Paolo III nel 1542.

 

 1. L'Inquisizione medioevale

 Il nuovo organismo inquisitoriale, che ebbe la Francia come suo primo teatro, trae origine dalla Costituzione Ad abolendam del 1184 di papa Lucio III, che ne stabilì le prime forme imponendo a tutti i vescovi di visitare due volte l'anno le loro diocesi alla ricerca ("inquisitio") degli eretici.

Con il pontefice Innocenzo III (1198- 1216) la nuova procedura si delinea nelle sue forme definitive, si passa da un processo fondato sull'accusa (della quale il punto di partenza è la delazione) ad un procedimento che consente all'autorità ecclesiastica di procedere d'ufficio incarcerando chiunque risulti anche vagamente sospettato. La qual cosa rende possibile una repressione dell'eterodossia veloce ed efficace.

Il concilio ecumenico del 1215 riprende ed ufficializza tutte le disposizioni concernenti la repressione delle eresie.

Il merito, però, di aver dato forma istituzionale ad un organo deputato alla lotta contro l'eresia, spetta al papa Gregorio IX, il quale vi provvide con la Costituzione Excommunicamus del febbraio del 1231.

A partire da questa data l'Inquisizione si può veramente considerare nata.

Gregorio IX, sperimenta per la prima volta la sua costituzione del 1231 nell'ambito del Sacro Romano Impero Germanico attribuendo poteri quasi illimitati ad un prete, Conrad di Marbourg, il quale si adopererà con particolare zelo a disimpegnare le funzioni affidategli, divenendo tristemente famoso per la violenza letteralmente ingiustificata con la quale diede dimostrazione con la moltiplicazione dei roghi, delle sevizie e delle torture.

Dopo la sua uccisione (è il primo caso di inquisitore assassinato), poiché il fenomeno ereticale continuava a diffondersi, Gregorio IX, nell'aprile del 1233, promulgò l'Inquisitio Hereticae Pravitatis, provvedimento con il quale la caccia agli eretici, precedentemente riservata ai vescovi, venne affidata a specifici funzionari scelti preferibilmente fra i domenicani e i francescani. I nuovi inquisitori rivestono l'ufficio di giudici straordinari, la cui specifica competenza in materia ereticale li contraddistingue da quella propria del giudice ordinario, il vescovo. L'inquisizione muta carattere, si passa da una inquisizione episcopale ad una istituzione essenzialmente pontificia.

Fra i vari inquisitori ricordiamo Robert le Petit, soprannominato le Bougre (il losco), famoso per la sua crudeltà. La sua carriera culminò con il famoso eccidio del monte Saint-Aimé, dove il 13 maggio 1239, furono bruciate sul rogo 183 persone.

 

 2. L'Inquisizione spagnola

 Venne istituita da Sisto IV nel 1478, su sollecitazione della regina Isabella di Castiglia e del re Ferdinando d'Aragona. Essi ottennero che l'Inquisizione non dipendesse più dal papa ma da un organismo spagnolo, presieduto dal Grande Inquisitore di Spagna, dei quali il più tragicamente famoso sarà Tomas de Torquemada (1483-1497), il domenicano passato alla storia soprattutto per la spietatezza verso gli ebrei, dei quali ottenne l'espulsione dalla Spagna.

La loro attività è diretta contro gli ebrei e i musulmani e a reprimere i "conversos" e i "moriscos", rispettivamente, ebrei e musulmani solo apparentemente convertiti.

Nel 1252, Innocenzo IV autorizzò l'uso della tortura, a condizione che non mettesse in pericolo la vita e l'integrità fisica degli accusati e che già esistesse un principio di prova. Affidata inizialmente ai tribunali laici, nel 1262, passò nelle mani degli inquisitori.

Soppressa da Napoleone nel 1808, l'Inquisizione venne ristabilita in Spagna nel 1814 per essere soppressa di nuovo nel 1820. Nuovamente ripristinata, fu definitivamente abolita nel 1834.

Fra i più noti inquisitori si ricordano, Nicolau Eymerich, Bernardo Gui e, naturalmente, il tristemente famoso e, naturalmente, il tristemente famoso Tomas de Torquemada.

Formula per l’investitura degli inquisitori spagnoli, in uso dal 1480 al 1820.

"Noi, (nome), per misericordia divina inquisitore generale, fidando nelle vostre cognizioni e nella vostra retta coscienza... vi nominiamo, costituiamo, creiamo e deputiamo inquisitori apostolici contro la depravazione eretica e l’apostasia nell’Inquisizione di N... e vi diamo potere e facoltà di indagare su ogni persona, uomo o donna, viva o morta, assente o presente, di qualsiasi stato e condizione... che risultasse colpevole, sospetta o accusata del crimine di apostasia e di eresia, e su tutti i fautori, difensori e favoreggiatori delle medesime".

 

3. L'Inquisizione romana

 L'inquisizione venne fondata in Italia da Paolo III con la bolla Licet ab initio del 21 luglio 1542. Viene riorganizzato il sistema inquisitoriale medioevale e istituisce la Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione o Sant'Uffizio. In Italia, supremo Inquisitore è il Papa. E' lui che presiede le riunioni della Congregazione del Sant'Uffizio.

"«Sant'Uffizio». Soave denominazione per un organismo orribile. Questo termine, infatti, fu stravolto. I cristiani del Medioevo vedevano nel Sant'Uffizio un organismo pastorale, adibito - diciamo - a «pascere le pecorelle del Signore». Contro questo inganno Erasmo da Rotterdam protestò in un colloquio dal titolo Inquisitio de fide, nel quale mimava il dialogo fra l'Inquisitore e il reo. E' l'equivalente di un moderno lavaggio del cervello. L'Inquisitore è capzioso, fraudolento nella sua artificiosità. Si fa più dolce via via che il reprobo dà segni di crollo. Quante più informazioni l'imputato fornisce ai giudici, tanto più sincera appare la sua confessione. E tanto più umano è il trattamento". (Prof. Adriano Prosperi, docente di storia moderna e contemporanea all'Università di Pisa, La Repubblica del 6 settembre 1998).

Riorganizzata da Pio X con la costituzione Sapienti consilio del 29 giugno 1908, la vecchia Inquisizione è stata riformata da Paolo VI con il motu proprio Integrae servandae del 7 dicembre 1965, che ne ha mutato il nome in Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede.

La riforma ha modificato le procedure del Sant'Uffizio, ma ne ha confermato il compito primario:"tutelare la dottrina riguardante la fede e i costumi di tutto il mondo cattolico", soprattutto mediante la promozione della sana dottrina.

Tra i processi celebri del Sant'Uffizio figurano quello contro Galileo Galilei, colpevole di aver sostenuto nel "Dialogo dei massimi sistemi" le tesi copernicane condannate dalla Chiesa e quello contro Giordano Bruno, domenicano e filosofo, tra i massimi rappresentanti del pensiero del Rinascimento, accusato di eresia e bruciato sul rogo a Roma nel 1600.

Nel 1498 intanto era finito davanti a magistrati pontifici, accusato di impostura ed eresia, il predicatore Girolamo Savanarola, poi impiccato e bruciato sul rogo.

 

Tribunali e procedura

 Il centro dell'organizzazione giudiziale era costituita dai Tribunali dell'inquisizione.

 Ognuno di essi era presieduto da due giudici investiti di pari potere, ma che agivano disgiuntamente.

Si trattava di solito di domenicani o francescani designati dai superiori dei loro rispettivi ordini.

Per svolgere le loro funzioni, questi inquisitori-giudici avevano a disposizione numerosi testi pontifici, manuali e trattati, come ad esempio la "Pratica Inquisitionis" dell'inquisitore Bernardo Gui (1324).

Tale sistema processuale, nel quale le funzioni istruttorie e decisionali erano affidate ad un giudice monocratico, perdurerà per tutto il Medioevo, e mai, contrariamente a quanto spesso si ritiene, verranno svolte da un tribunale, inteso come organo collegiale.

L'Inquisitore, era un giudice straordinario che giudicava in materia di "depravazione eretica" per espresso incarico conferitogli dal Pontefice.

Alla fine del 1233, nella parte meridionale della Francia (Avignone, Toulouse, Carcassone...), dove esistevano forti contingenti di Valdesi e di Catari, vennero istituiti i primi tribunali.

Tra i più famosi inquisitori che li impersonarono, emergono per ferocia ed efferatezza Guglielmo di Valenza, Pietro di Marseillan, Ferrier, soprannominato "Martello degli eretici", il domenicano Guglielmo Arnaud, il francescano Raimond Escriban, Bernardo di Caux, Giovanni di Saint Pierre, Roberto il Bougre e Bernardo Gui, del quale ci resta il già citato "Manuale dell'inquisitore". L'inquisizione conosce il suo apogeo nel 13° secolo.

 La procedura inquisitoriale iniziava al momento dell'arrivo degli Inquisitori in una località. Venivano emanati due editti, uno di "fede", che invitava tutti i fedeli a denunciare gli eretici, ed uno di "grazia", che concedeva un arco di tempo (un mese) affinché essi si presentassero spontaneamente. Scaduto questo termine, si accettavano denunce da parte di chiunque, compresi i criminali comuni.

Di solito veniva considerata sufficiente l'accusa formulata da due informatori. La citazione dei sospetti si faceva attraverso il parroco del loro luogo di residenza. Il rifiuto a comparire comportava la scomunica temporanea che diveniva definitiva dopo un anno.

A questo punto l'inquisitore sottoponeva l'imputato, previo giuramento di dire la verità, ad interrogatorio.

Per indurlo a confessare, gli inquisitori usavano diversi mezzi: ripetuti interrogatori, il carcere "duro", la privazione del mangiare e del bere, il ricorso alla delazione di terzi e, naturalmente, alla tortura, che chiamata in modo eufemistico "domanda", venne ufficialmente riconosciuta e applicata, per disposizione di Innocenzo IV, a partire dal 1252.

A chi confessava ed era disposto a fare atto di abiura sottomettendosi, invece del perdono, così ampiamente predicato dalla Chiesa, venivano inflitte pene quali multe, flagellazioni, imprigionamenti e obbligo di indossare un "segno di infamia" che condannasse all'ostracismo sociale. Chi invece difendeva la propria libertà di credo, rifiutando di ammettere una colpa inesistente, veniva condannato alla pena capitale, naturalmente accompagnata dalla confisca totale dei beni.

Terminato il processo, nel corso di un'assemblea solenne pubblica e ufficiale, chiamata «Sermo generalis» o, in Spagna «Auto da Fé», previa consultazione di una giuria composta da religiosi secolari e regolari e da giureconsulti laici, veniva emessa la sentenza.

 Nel caso delle condanne a morte, il Clero pronunciava la sentenza ma, sulla falsariga di Ponzio Pilato, ne delegava l'esecuzione alle autorità civili, onde evitare di sporcarsi le mani di sangue, esimendosi, però, dal considerare che « assassino non è soltanto il boia, ma altresì colui che ne arma la mano ».

Nel 1256, il pontefice Alessandro IV accordò infine agli inquisitori il diritto di scomunicarsi a vicenda.... è il parossismo della loro potenza.

Dalla fine del XIII secolo, l'inquisizione, vuoi per aver raggiunto i suoi scopi con la distruzione dell'eresia, vuoi per essere divenuta troppo potente e spietata, si incamminò verso un rapido declino.

Nel 1312, il papa Clemente V, per arginare lo strapotere degli inquisitori e del loro enorme prestigio divenuto troppo pericoloso per la stessa Chiesa, dispose che da tale momento i vescovi avrebbero dovuto collaborare con loro nel compimento di tutti gli atti processuali più importanti e nei casi di ricorso alla tortura. Ciò segnò la fine del loro potere.

 

Pene e penitenze

 Per quanto riguarda all’Inquisizione spagnola, "tra il 1540 e il 1700, su un totale di 44.674 casi, il numero degli accusati effettivamente mandati sul rogo corrisponde all’1,8%, al quale va aggiunto l’1,7% di condannati a morte in contumacia... Dei primi mille imputati che comparvero dinanzi all’Inquisizione di Aquileia-Concordia (Veneto) dal 1551 al 1647, non più di 5 furono condannati al rogo. Su 13.255 processi celebrati dall’Inquisizione portoghese tra il 1540 e il 1629, le condanne a morte rappresentano il 5,7%" (Borromeo). In base a tali dati sarebbe una leggenda nera attribuire molti milioni di vittime all'Inquisizione.

A questo proposito, partendo dalla giusta considerazione di Lutero che "È contro la volontà dello Spirito che gli eretici siano bruciati" (tesi condannata da Leone X nel 1520), si osserva che «se in passato taluni hanno esagerato il numero delle vittime dell’Inquisizione, e seppure si ammetta che essa fu "meno crudele" dei poteri laici, una cosa è certa: il Tribunale, in nome di Dio e per volontà papale, ha processato, torturato e mandato al rogo migliaia di "eretici".

 L'inquisizione è particolarmente terribile sotto Torquemada; alla sua morte, 8800 persone erano state bruciate sul rogo, 6500 in effigie, 90.000 condannate a penitenze diverse e un milione cacciate dal paese. I dati che precedono non comprendono le esecuzioni operate dall'Inquisizione in Francia, in Germania e in Italia nella lotta contro i catari (letteralmente sterminati), i valdesi, i protestanti e le persone accusate di stregoneria.

Si ricordano per la Francia gli eretici di Carcassonne del 1209 con 400 condanne, i 183 roghi del 1239 a Montpellier, i 200 catari bruciati nel 1244 a Montségur, i 200 catari bruciati in quello stesso anno a Mont Aime.

In Inghilterra furono uccise circa 20.000 streghe, totale delle streghe uccise, da parte cattolica e protestante, è stato valutato fra le 200.000 e le 500.000.

Per la Germania si ricordano a Norimberga i 15 bruciati nel 1378-79, gli 80 del 1397 a Garten, le 6 donne al rogo del 1399.

A Roma il sacro tribunale condanna a morte 97 rei tra il 1542 e il 1761 (Il Mattino di Padova, le Persecuzioni, 20.7.1999) 2000 sono i processati in Sicilia tra il 1537 e il 1618, di cui 29 condannati a morte.[ibidem] 12.000 sono i  processati dall'Inquisizione a Venezia, Aquileia e Napoli in 250 anni. [ibidem]

Nelle altre nazioni il sanguinoso catalogo non è molto differente.

Alcuni dati (per dire poco, raccapriccianti) potranno ricavarsi dal prospetto proposto da Pierino Marazzani.

Lasciamo allo studioso il compito di svolgere una obiettiva e seria indagine storica, al fine di verificarne il fondamento e l'attendibilità.

Per dovere di obiettività è opportuno sottolineare che la crudeltà non risiedeva tutta sul versante cattolico. Anche i protestanti, qualcuno ha detto, non hanno le carte in regola per scagliare la prima pietra.

Mons. Piercarlo Landucci in un articolo intitolato Il vero Giordano Bruno (Palestra del clero, 1° aprile 1974, 435ss) ricorda che il Sirleto fu bruciato sul rogo a Ginevra per aver scritto il trattato Restitutio Christianismi, Jacques Gruet ebbe la stessa sorte per aver offeso Calvino, e Raoul Monnet per aver pubblicato disegni ingiuriosi contro la Bibbia. Calvino poi esortava il governo inglese a «sterminare con la spada i nemici del protestantesimo».

Tutta la cristianità cadde vittima di una orribile distorsione del senso della giustizia e della carità.

L’istanza della revisione si verificò, per motivi polemici e anticlericali, nella cultura laica e poi in quella cattolica.

Il rigetto dei metodi inquisitoriali e della tortura si affermò presso i filosofi e i teoreti della tolleranza e della umanizzazione dei metodi della giustizia nei secoli XVII e XVIII.

Le loro opere (Locke, Filangieri, Beccaria, Montesquieu, ben 6 Enciclopedie, ecc.) furono messe all’Indice.

La Chiesa assediata, scomunicava e veniva laicamente scomunicata" (Rosario Esposito, in "Inquisizione non più una palla al piede")

I sistemi cambiano, l'intolleranza permane.

I testi «scomodi», non vengono più bruciati - sorte che riguardava anche le Bibbie tradotte nelle varie lingue nazionali dai riformatori - ma inseriti nel «Liber librorum prohibitorum». 

Criticando i metodi della Santa Inquisizione, il gesuita Juan Plaza, padre visitatore del suo Ordine in Perù dichiarava nel 1577:

« Il Sant'Uffizio porta avanti i suoi affari con tale rigore che se Gesù Cristo Nostro Signore tornasse sulla terra lo si condannerebbe al rogo ».

Alla Santa Inquisizione non può essere, comunque, disconosciuto il merito di aver dimostrato che l'inferno esiste. (Francesco Carpi)

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Le vittime.

I catari

Costituivano un movimento religioso, diffuso nel mezzogiorno della Francia (da cui anche il nome di albigesi, dalla città Albi), che propugnava una dottrina fondata sulla contrapposizione di due poteri: il Bene (luce e spirito) e il Male (materia e tenebre) che domina il mondo. Per sfuggire al male (attraverso successive reincarnazioni), bisogna distaccarsi dal mondo per mezzo di una rigorosa vita ascetica, con il digiuno, la continenza sessuale, l'astensione dal mangiare la carne degli animali (che, d'altra parte, essi non uccidevano a ragione della loro fede nella reincarnazione). Respingevano la concezione di un Dio buono e creatore, l'incarnazione salvatrice di Cristo e la validità del giuramento. Si riteneva che, pertanto, tutto ciò rappresentasse una seria minaccia per il cristianesimo. I catari erano organizzati in una sorta di contro-Chiesa che aveva diaconi, vescovi, concili e missionari. A Verona, nel febbraio del 1278, 200 di essi finirono sul rogo.

I Valdesi :

Pietro Valdes o Valdo, fondatore del movimento, si era auto proclamato predicatore itinerante, contravvenendo alla regola della Chiesa che riserva tale autorizzazione al vescovo. Poiché quest'ultimo gli aveva denegato tale possibilità, egli si rivolse al papa che confermò il divieto. Valdo e i suoi seguaci si rifiutarono di conformarsi a tale decisione papale. Il concilio di Verona del 1184 li scomunicò insieme ai catari. Essi continuarono a predicare nella clandestinità richiamandosi alla sola autorità della Scrittura e denunciando il malcostume del clero. Dopo aver in parte aderito ai principi della riforma protestante, i valdesi costituirono in Piemonte una nuova chiesa che ancora esiste. In origine i valdesi si riconobbero nella dottrina cristiana cattolica senza preoccuparsi di elaborare una dottrina propria; tutto ciò che credeva la Chiesa cattolica faceva parte della loro dottrina. Per loro il problema non era costituito dalla dottrina ma dalla chiesa, che aveva abbandonato la vita evangelica dell'umiltà e della povertà lasciandosi corrompere dalle tendenze del mondo. Elemento caratteristico del valdismo medievale era il netto rifiuto del costantinianesimo: i cristiani, sotto l'impero di Costantino, hanno disatteso la loro missione, abbandonando la povertà e accettando il potere politico.

I critici e i dissidenti come:

Girolamo Savonarola, frate domenicano, nato a Ferrara nel 1452, muore impiccato e bruciato il 23 maggio 1498... E' messo a morte come eretico e scismatico (n.d.r. per essersi scagliato contro i vizi dei tempi e soprattutto contro la mondanizzazione scandalosa del clero e del papato), lui che negli anni immediatamente successivi sarà riconosciuto campione di ortodossia dalla stessa Roma.

Ma tant'è: un potere impaurito dal soffio dello Spirito ha sempre dalla sua la violenza dei codicilli...

Il Savanarola resta un inquieto che inquieta... A cinquecento anni dalla morte, occorre riconoscergli nella Chiesa la verità di una vita ammirabile. (da Evangelizzare - EDB edizioni)

Dopo essere stato torturato e impiccato, il suo cadavere sconsacrato fu bruciato sul rogo dell'inquisizione. Oggi, il domenicano Savanarola si trova ora ...in odore di santità.

L'ordine domenicano che prepara il dossier in vista di un processo di beatificazione presenta di lui l'immagine di un santo martire, con il contrario avviso dei gesuiti i quali, nella loro pubblicazione "Civiltà Cattolica", definiscono il frate un "cattivo esempio di ribellione contro l'autorità ecclesiale". (Actualitè des religions, 1999).

Arnaldo da Brescia, canonico e riformatore religioso, impiccato e arso come eretico a Roma nel 1155;

Giordano Bruno, domenicano e filosofo, tra i massimi rappresentanti del pensiero del Rinascimento, accusato di eresia e bruciato sul rogo a Roma nel 1600.;

Gioacchino da Fiore, teologo e filosofo, fondatore dell'ordine florense,  ispiratore della corrente degli "spirituali", le sue posizioni teologiche furono condannate dal Concilio Lateranense del 1215 e

Jan Hus, riformatore boemo di grande rigore e moralità, attirato al concilio di Costanza con la promessa solenne di un salvacondotto, fu proditoriamente bruciato vivo per eresia nel 1415, sulla piazza di Costanza, per volontà di Santa Romana Chiesa. 

Gli scienziati come:

Copernico, che vide la sua opera messa all'indice nel 1616 per aver sostenuto che la terra gira intorno al sole;

Galileo Galilei, deferito nel 1633 davanti al Tribunale dell'Inquisizione, colpevole di aver sostenuto nel "Dialogo dei massimi sistemi" le tesi copernicane condannate dalla Chiesa. "La teologia non deve abbassarsi fino alle umili speculazioni delle scienze inferiori. Perciò i suoi ministri e professori non devono attribuirsi il diritto di decidere su discipline che non hanno studiato né esercitato." (Galileo Galilei);

Keplero che scoprì, nello stesso periodo, le leggi dei movimenti dei pianeti;

Isaac Newton che alla fine del 1600 fece sensazione con la legge sull'attrazione universale;

Gli Spirituali ossia:

i francescani seguaci intransigenti dello spirito del fondatore. Influenzati dagli scritti di Gioacchino da Fiore, furono condannati dal Concilio di Vienne del 1311 per essersi rifiutati di fare atto di sottomissione alla Chiesa, anche dopo che quattro di loro erano stati bruciati come eretici nel 1318. Scomunicati, furono perseguitati e sterminati dall'Inquisizione nel corso del XV secolo.

I santi

Giovanna D'Arco nacque nel 1412 nel piccolo paese francese di Domrémy.

Per la prima volta, a 13 anni riferì di aver sentito delle "voci" e di aver assistito all'apparizione di S. Michele, di S. Margherita d'Antiochia e di S. Caterina d'Alessandria. Nell'assedio di Compiègne, cadde prigioniera del Duca di Borgogna, alleato degli inglesi e dopo una serie di negoziati, venne venduta agli inglesi per diecimila scudi d'oro. Fu giudicata da un tribunale inquisitoriale riunitosi a Rouen, presieduto dal vescovo Pierre Cauchon. Fra le numerose colpe contestatele, la più grave era il suo rifiuto di sottomettersi alla Chiesa. Negli interrogatori dimostrò una forza di carattere che confuse la malafede e l'astuzia dei giudici. In un primo tempo rinnegò le "voci" (24.5.1431), poi si riprese e affermò nuovamente il carattere ispirato della propria missione. Dopo un anno di prigionia, il 30 maggio 1431,  venne messa al rogo con l'accusa di essere eretica recidiva, apostata e idolatra. La sua richiesta di appello all'inquisizione romana era stata, infatti, disattesa dal tribunale criminale.

Considerata "martire della fede", venne beatificata nel 1909 e canonizzata nel 1920 dalla stessa istituzione che l'aveva condannata. Dal 1918,  la Repubblica francese festeggia la "Pulzella di Orleans" come eroina nazionale.

Le  "streghe"

Dopo il peccato di Lucifero, l’operato delle streghe supera tutti gli altri peccati [...] le streghe meritano pene gravissime, peggiori di quelle inflitte a tutti gli infami del mondo.

[...] Perché nel sesso tanto fragile delle donne si trova un numero di streghe tanto maggiore che fra gli uomini? [...] La ragione naturale è che essa è più carnale dell’uomo, come risulta in molte sporcizie carnali. [...] Considerato che le donne non possiedono né le forze dell’anima né quelle del corpo, non c’è da meravigliarsi se operano tante stregonerie contro gli uomini, che esse vogliono emulare [...] Quali donne sono più contaminate dalla superstizione e dalla stregoneria? [...] Quelle dominate da tre vizi: l’infedeltà, l’ambizione e la lussuria. [...] Tutta la stregoneria deriva dalla lussuria della carne che nella donna è insaziabile.

[...] Si stabilisce la pena dell’esilio unitamente alla perdita di tutti i beni per tutti coloro che le consultano e le ricevono. Si proibisce inoltre che le si frequenti, pena il supplizio.

[...] I peccati di incontinenza sono vari anche tra gli sposati, come si legge nel testo di Girolamo: «E’ adultero verso la propria donna chi la ama troppo ardentemente». (dal Malleus maleficarum, dei domenicani Heinrich Institor e Jakob Sprenger, Strasburgo 1486)

Le streghe sono le puttane del diavolo [...] esse inducono la gente all’amore carnale e all’immoralità. (Martin Lutero, 1522)

Dietro e dentro la violenza del potere, da secoli e secoli c’è sempre tanto sesso "andato a male". Sesso che non si è potuto semplicemente e gioiosamente vivere. (G. Orwell)

 E, inoltre,

... gli  Ebrei

... i  moriscos musulmani

... i  conversos ebrei

... i  marranos ebrei e mussulmani convertiti

... i  protestanti

... i  templari

Gli altri « Protagonisti »

Extra Ecclesiam, nulla salus!

Tomas de Torquemada: un uomo che fu ed è rimasto un simbolo, morì il 16 settembre 1498. Era, primo Inquisitore di Spagna, organizzatore di un tipo di tribunale che - con alcune varianti - avrebbe operato per secoli anche in Italia. Ma chi era veramente questo "Grande Inquisitore" che le ombre della storia ci restituiscono con una parvenza al limite con il demoniaco? Era alto, magro e austero. Dormiva su una semplice panca e non mangiava mai carne. Fu il confessore di Isabella di Castiglia, ma anche il persecutore di migliaia di condannati che urlano ancora vendetta dal limbo della storia.

Secondo il massimo studioso italiano dell'Inquisizione, Adriano Prosperi, docente di Storia moderna e contemporanea all'università di Pisa, "Fu lui il primo a formare e gestire un tribunale centrale, di natura religiosa ma al servizio del potere politico. Nel senso che i giudici dell'Inquisizione spagnola, di cui egli era a capo, venivano sì nominati dal Papa, ma su indicazione della monarchia spagnola. Torquemada fu lo strumento straordinariamente duttile ed efficace al servizio di questa operazione voluta da Ferdinando d'Aragona, il Cattolico, e da sua moglie Isabella di Castiglia. A quest'opera Torquemada dedicò la vita. Anche correndo forti rischi".

(...) L'Inquisitore era un uomo ieratico. Severo erga omnes. Nei documenti d'epoca lo si descrive disposto a sacrificare la vita per la sua missione. (...) Torquemada operava in base a regole precise da lui stesso dettate. Era suo compito scegliere i commissari dell'Inquisizione da impiegare nelle varie province. Si adoperò a tessere questa rete fino al 1495, tre anni prima di morire. (...) Inquisizione equivale a ricerca della verità. Dovunque la si trovi. Ecco la consegna cui Torquemada obbediva.

(...) Uno studioso francese, Francois Dedieu, ha calcolato che durante il dominio di Torquemada, per il solo tribunale di Toledo, gli inquisiti erano varie centinaia. Trattandosi di una comunità abbastanza ristretta, si arriva a circa metà della popolazione".(...)

L'Inquisizione spagnola è caratterizzata dalla persecuzione giudiziaria degli ebrei. "Fu un'azione sistematica, di grande portata anche economica. I condannati appartengono a comunità ricche e potenti. Perseguitarli può impoverire intere città. Requisendo i loro beni, la struttura capeggiata da Torquemada non solo arricchisce la monarchia, ma si autofinanzia. L'azione antiebraica assume aspetti atroci. Inflessibile è il meccanismo attraverso il quale si ricostruiscono le genealogie dei cristiani spagnoli, divisi in 'vecchi' e 'nuovi'. Basta avere un antenato ebreo per vedersi sistemare nella seconda categoria".

(Prof. Adriano Prosperi, docente di storia moderna e contemporanea all'Università di Pisa, La Repubblica del 6 settembre 1998)

 

Nicolau Eymerich: teologo e filosofo spagnolo (1320-1399). Appartenente all'ordine domenicano, rivestì le funzioni di grande inquisitore, distinguendosi per la sua efferatezza. Scrisse il Directorium inquisitorum (Manuale dell'inquisitore). La lettura di questo trattato, era riservato, in origine, ai soli vescovi e inquisitori.  Fu pubblicato per la prima volta nel 1503 e poi altre cinque volte su mandato del Senato dell'Inquisizione romana nel corso del XVI e XVII secolo. Il manuale dell'inquisitore, con il sigillo dell'ufficialità, segna il diritto, stabilisce la procedura (delazione, processo, tortura, confessione, supplizio) e fornisce, sulla base dei testi delle Scritture o dei Padri della Chiesa, una risposta chiara a tutti i problemi che i servitori più devoti dell'ordine cattolico romano dovevano risolvere.

 

Bernard Gui: teologo esperto in materia inquisitoriale, scrisse la celebre Practica Inquisitionis pravitatis (ca. 1320)

 

I Domenicani (frati predicatori): comunità fondata, nel 1215, a Tolouse da Domenico di Guzman (1170-1221), riconosciuta dal papa Innocenzo III. Gli appartenenti a questo Ordine, sono dediti ad una vita rude, fatta di preghiere notturne e di lunghe prediche secondo la regola di S. Agostino, particolarmente orientata alla predicazione itinerante e all'insegnamento. La vita religiosa non si svolge più nell'isolamento di in un monastero, ma a stretto contatto della gente. I conventi non sono concepiti come luoghi di residenza, ma di studio. Sei anni dopo la morte di Domenico, essi sono presenti in tutta l'Europa. Ne farà parte, tra gli altri, Tomaso D'Aquino. L'Ordine svolse un ruolo di primaria importanza nell'ambito dell'Inquisizione. Domenicani furono i più grandi inquisitori, tra i quali, Torquemada, Eimerich e Gui.

 

I Francescani(frati minori): Ordine fondato da Francesco d'Assisi (1182-1226), basato sulla povertà e la predicazione popolare, nato in contrapposizione al lusso e al potere del clero. Nel 1210, viene riconosciuto da Innocenzo III, mentre la sua regola viene ammessa da Onorio III nel 1223.  Furono associati ai domenicani nello svolgimento delle funzioni inquisitoriali.

 

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(Foto e articoli tratti dal sito: www.cortescontenti.it)

Dal Manuale dell'Inquisitore

(di Nicolau Eymerich, frate domenicano che nel 'trecento dava la caccia agli eretici. Ed. Piemme)

Sette regole per "Appendere" il sospettato.

L'inquisitore e il vescovo possono sottoporre qualcuno alla tortura? In caso affermativo, a quali condizioni? Essi possono ricorrere alla tortura, conforme alle decretali di Clemente V (Concilio di Vienne), a condizione di deciderlo insieme. Non ci sono regole precise per determinare in quali casi si possa procedere alla tortura (Sospensione del condannato con funi e caduta con strappi di corda). In mancanza di giurisprudenza precisa, ecco sette regole di riferimento.

 1. Si tortura l'accusato che vacilla nelle risposte, affermando ora una cosa, ora il contrario, ma sempre negando i capi d'accusa più importanti. Si presume in questo caso che l'accusato nasconda la verità e che, pungolato dagli interrogatori, si contraddica. Se negasse una volta, poi confessasse e si pentisse, non sarebbe considerato un "vacillante" ma come "eretico penitente" e verrebbe condannato. 

2. Sarà torturato il diffamato che abbia contro anche un solo testimone. Infatti la pubblica nomea più un testimone costituiscono insieme una mezza prova, cosa che non stupirà nessuno dal momento che una sola testimonianza vale già come un indizio. Si dirà testis unus, testis nullus? Ciò vale per la condanna, non per la presunzione. Una sola testimonianza a carico dunque basta. Tuttavia, ne convengo, la testimonianza di uno solo non avrebbe la stessa forza di un giudizio civile.

3. Il diffamato contro il quale si è riusciti ad accumulare uno o più indizi gravi deve essere torturato. La diffamazione più gli indizi bastano. Per i preti, basta la diffamazione (tuttavia si torturano solo i preti infami). In questo caso le condizioni sono sufficientemente numerose.

4. Sarà torturato colui contro il quale deporrà uno solo in materia di eresia e contro il quale si avranno inoltre indizi veementi o violenti.

5. Colui contro il quale peseranno più indizi veementi o violenti verrà torturato, anche se non si dispone di alcun testimone a carico.

6. A maggior ragione si torturerà colui il quale, simile al precedente, avrà in più contro di sé la deposizione di un testimone.

7. Colui contro il quale si ha solo diffamazione o un solo testimone o un solo indizio non verrà torturato: una di queste condizioni, da sola, non basta a giustificare la tortura.

 Il fatto che la nomea di un individuo possa costituire indizio, anche parziale, di colpevolezza va esplicitamente, guarda caso, contro quello che affermava Cristo: - Beati sarete quando gli uomini diranno di voi ogni male a cagion mia.- Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi perché allo stesso modo facevano i loro padri con i falsi profeti.-



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