
Breve Introduzione
Nel 1252, la tortura, procedimento già in uso nei tribunali laici quale per indurre alla "confessione" gli imputati, viene autorizzata da Innocenzo IV nei processi inquisitoriali contro le persone accusate di eterodossia e di stregoneria.
Secondo i testi essa veniva impiegata quando l'accusato negava il fondamento del fatto principale contestatogli o nel caso di fuga, essendo questa considerata alla stregua di una mezza confessione.
L'«esame» dell'imputato iniziava con la sua presentazione davanti agli inquisitori, in una sala dotata degli «strumenti istruttori» necessari per l'accertamento della «verità», nel caso di reticenza da parte dell'indagato...
Diversi erano i mezzi cui si ricorreva per provocare la confessione degli imputati, come diversi erano gli strumenti usati per la tortura, fra cui: fruste, pinze per l'estrazione delle unghie, la vergine di ferro, aculei metallici e martelli di varie fogge, la maschera di ferro, il cavalletto, il palo, la pera, ecc...
Nel caso dei processi contro le streghe, il comportamento dell'accusata sottoposta a tortura era determinante ai fini della condanna al rogo: se non resisteva al dolore e confessava, o se resisteva, facendo presumere con ciò che avesse fatto un patto con il diavolo, veniva sottoposta alla pena "purificatrice" del rogo.
Veniva usata anche “l'altalena": una gabbia attaccata ad un braccio mobile, sospesa sopra un lago o un fiume, che si faceva discendere nell'acqua, con il suo occupante, a più riprese fino a quando non sopraggiungeva la morte.
Lunga sarebbe la lista degli altri odiosi strumenti manipolati e utilizzati da persone il cui compito sarebbe dovuto essere quello di diffondere l'amore per il prossimo.
Ad eloquente testimonianza delle concezioni 'religiose' ispiratrici della zelante opera 'purificatrice' degli inquisitori, resta il Malleus maleficarum, dei domenicani Heinrich Institor e Jakob Sprenger.
Questa famosa 'bibbia' inquisitoriale fu redatta nel 1486 a Strasburgo da questi emeriti 'figli' con tanto di beneplacito e bolla da parte del papa Innocenzo VIII di Santa Romana Madre Chiesa.
Strumenti e Tecniche di Tortura
La pera ed il crogiuolo

La pera era
uno marchingegno in legno o in bronzo con una struttura meccanica a forma del
frutto della pera quando era chiuso. Tuttavia con un sistrema di viti e bulloni
poteva esser aperto espandendone il suo volume e la sua dimensione. Lungo la
superficie vi erano lembi di ferro e delle incanalature studiate appositamente
per strappare e lacerare. Questo strumento di tortura, una volta richiuso,
veniva impiegato contro le presunte streghe durante il processo di tortura ed
inserito sia nella bocca, nella vagina oppure nell'ano. Successivamente veniva
"avvitata" la vite centrale che fungeva da perno, facendo lentamente espandere
l'arnese. Veniva poi fatta ruotare all'interno dell'orifizio nel quale era stata
inserita ed infine brutalmente estratta, procurando dolore tremendo, lacerazioni
gravi e qualche volta la morte.
Questo metodo di tortura veniva impiegato nei confronti di coloro i quale erano
accusati vi aver avuto rapporti carnali con i demoni.
Il crogiuolo era uno strumento terribile. Esso serviva a far colare
piombo fuso o olio bollente nella bocca o nelle orecchie della vittima,
provocando nella migliore delle ipotesi gravi ustioni alle mucose; nel peggiore
dei casi provocava la morte.
Lo strappaseni ( Mastectomia )

Le
tenaglie che potete osservare nella foto qui a destra venivano impiegate per la
lacerazione delle mammelle o dei capezzoli dei torturati. Spesso il carnefice
arroventava tali pinze prima di utilizzarle sulla vittima.
Pinze simili allo strappaseni venivano anche usate per strappare le unghie delle
mani e dei piedi.
La squassata

La vittima (in genere una donna) veniva legata con le mani dietro la schiena. Alla sua chioma veniva assicurato un palo in legno alle cui estremità ruotavano due uncini in ferro. La strega veniva sollevata ad un'altezza stabilita e lasciata cadere fino a pochi centimetri da terra. Le lesioni di questa tortura provocavano il distacco dello scalpo. La squassata alle braccia invece provocava lo slogamento degli arti.
Pinze per la lingua

Questo genere di tortura veniva inflitta solitamente agli accusati di eresia e alle streghe colte in flagranza di maleficio verbale. Si tratta di vere e proprie forbici affilatissime con le quali il carnefice tagliava parte della lingua alla vittima, lasciandola morire dissanguata a causa del grande flusso sanguigno che irrora quest'organo.
Il soffio

Si dice che per uccidere una strega bisognasse "tagliarla sul soffio", ossia la parte di viso che intercorre tra il labbro superiore ed il naso. Oltre a far fuoriuscire copiosamente il suo sangue, gli inquisitori erano convinti che da quel punto svanisse dal corpo della strega anche il suo male.
L'impiccagione

L'alternativa al rogo e alla decapitazione era l'impiccagione. Potrebbe sembrare un metodo di morte meno feroce ma dobbiamo immaginare che, dal momento che il cappio si stringe al collo - eludendo ogni tipo di sforzo respiratorio - fino a quando non sopraggiunge il decesso, può trascorrere un periodo di sopravvivenza pari fino ai 10 minuti. Una vera e propria lenta agonia.
Il Signum Diabolicum

Dal XIV secolo in poi molti saranno i trattati sulla spiegazione dei fenomeni stregoneschi attribuiti al "maligno" ed anche questi saranno fonte, per i secoli a venire, di miti e leggende. In questi trattati si tentava di dare una spiegazione a fenomeni come il volo sulla scopa, la metamorfosi delle streghe in animali e la capacità di scatenare tempeste ed epidemie. Queste, infatti, erano le accuse maggiormente imputate. Inoltre bastava avere un neo o una voglia per essere accusati di essere stati "marchiati a pelle" dal demonio in persona.
La candela della strega

Sembrerebbe una pratica sadomaso a vedersi, in realtà questo tipo di tortura procurava alla vittima tremende ustioni in tutto il viso, poichè, a differenza delle attuali candele in paraffina, quelle in sego utilizzate durante il periodo medioevale raggiungevano un'elevata temperatura di scioglimento.
Il rogo

Il più delle volte la tortura inquisitoriale terminava con la condanna al braccio secolare e milioni di persone hanno terminato la propria esistenza osservando la folla esultare dalla pira. Il rogo degli eretici era stato motivato teoricamente da Tommaso d'Aquino: "Gli eretici e le streghe sono figli di satana e devono essere bruciati, come lui, già qui sulla terra". Furono pertanto le fantasticherie degli inquisitori a spalancare la porta al rogo delle streghe.
Pinza da pira

Questo strumento serviva esclusivamente per tenere saldo il collo della strega al palo della pira nell'eventualità che la stessa riuscisse a liberarsi dalla stretta delle funi che la immobilizzavano. In realtà questo arnese veniva raramente utilizzato poichè, a causa dello stordimento che le vittime accusavano per l'ingerimento di sostanze soporifere da parte di qualche magnanimo carnefice, esse arrivavano il più delle volte al patibolo in uno stato di incoscienza tale da non mostrare alcun segno di ribellione.
La forchetta

Era uno stumento di tortura che consisteva in una cinghia di cuoio legata intorno al collo della vittima, nel cui centro si sviluppavano due forchette di ferro acuminate ed opposte. Questo marchingegno impediva alla vittima di muovere il capo in qualsiasi direzione, tantopiù non lasciava al torturato la possibilità di potersi addormentare. Veniva utilizzato nella tortura tramite ordalìa del sonno.
Il sambenito

L'eretico o la strega che abiurava e che si rimetteva alla fede cristiana era costretto ad indossare il sambenito, un abito scapolare, consistente in due pezzi di tela che ricadevano davanti e dietro e con un apertura per la testa. Generalmente era di colore giallo con disegni che ricordavano le fiamme eterne dell'inferno, in modo da far sì che il graziato ricordasse vita natural durante la magnanimità della Chiesa e che tenesse bene a mente ciò da cui la Chiesa lo avesse salvato. Era di uso comune far camminare l'eretico tra la gente della città a piedi nudi e con un copricapo a forma di cono in testa(coroca), a monito per tutti.
Cenni Storici
I tribunali che in Francia processano i templari nel 1307 e Giovanna d'Arco (1412-1431) non rappresenterebbero più la vera Inquisizione, ma semplice espressione del potere "laico", anche se, per la verità, tale assunto appare in evidente contraddizione con le stesse parole di papa Bonifacio VIII, contenute nella bolla «Unam Sactam» del 1302:
« Sia la spada spirituale che quella materiale, appartengono al potere della Chiesa. La prima viene usata dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa; la prima dal sacerdote, la seconda dai re e dai capitani, sempre però secondo la volontà e con il permesso del sacerdote. Di conseguenza, poiché una spada è sottomessa all'altra, l'autorità temporale è soggetta a quella spirituale. Pertanto, se il potere terreno sbaglia dovrà essere giudicato dal potere spirituale. Se, invece, è il potere spirituale a sbagliare, esso potrà essere giudicato soltanto da Dio, non dall'uomo... poiché questa autorità, pur essendo concepita ed esercitata da un uomo, non è umana, ma divina... Perciò dichiariamo, affermiamo, definiamo e pronunciamo che è assolutamente necessario per la salvezza che ogni creatura umana sia soggetta al Pontefice romano ».
Le stesse argomentazioni valgono per la Spagna, in quanto anche con riferimento a questo paese, si sostiene da alcuni che già nel XIV secolo, l'inquisizione non dipendeva più dal papa (per sua stessa concessione) ma da una istituzione spagnola presieduta dal Grande inquisitore di Spagna.
E' la solita tattica, molto infantile e irresponsabile, della ricerca delle circostanze attenuanti o esimenti, in poche parole dello "scarica barili", che cede, però, ad un obiettivo esame dei fatti storici, i quali impediscono, con riferimento al periodo considerato, l'accoglimento della tesi di un intervenuto "cedimento" o di una tacita "rinunzia" da parte della Chiesa alle sue prerogative di influenza e di potere.
Pensare che la tortura del panno bagnato (inserito nella bocca o nelle narici del sospettato e alimentato da un intermittente flusso d'acqua per provocare sensazioni di soffocamento) facesse parte del bagaglio di un buon aguzzino al servizio dell'inquisitore, non può essere liquidato dall'affermazione che "quelli erano i tempi".
Rileggere ancora oggi il "Manuale dell'Inquisitore" di frate Nicolau Eymerich (anno 1376) fa venire i brividi per la sua prosa fredda e burocratica, di sapore quasi staliniano. Dal capitolo dedicato alla tortura (pagina 198 del libro pubblicato dall'editore Piemme): "Mentre si tortura l'accusato, lo si interroga dapprima sui punti meno gravi, poi su quelli più gravi, perché egli confesserà più facilmente le colpe leggere che non le gravi. Il notaio nel frattempo registra le torture, le domande e le risposte. Se dopo essere stato moderatamente torturato non confessa, gli verranno mostrati gli strumenti di un altro tipo di tortura, dicendogli che dovrà subirli tutti se non confesserà. Se non si ottiene nulla, si continuerà con la tortura l'indomani e il giorno appresso se occorre...".
Per la gioia dei revisionisti il manuale di frate Eymerich dichiara a questo punto che "se l'accusato, sottoposto a tutte le torture previste, non confessa, non viene ulteriormente molestato e se ne va libero". Nei secoli seguenti questa norma, citata come esempio di garantismo, fu peraltro spesso disapplicata.
Per salvare se stessi e gli altri - in particolare gli eretici, gli ebrei, le streghe, i miscredenti di ogni tipo - dall'inferno, ogni mezzo sembrava lecito.
Contro le persone ritenute degne di dannazione, destinate al fuoco dell'inferno, si procedeva con la spada, la tortura e soprattutto il fuoco, affinché con la morte del corpo nell'aldiquà potesse, forse, ancora salvarsi l'anima nell'aldilà «Si brucino pure i corpi dei figli delle tenebre affinché siano salve le loro anime. Fratello eretico, sorella strega, poiché vi amo, brucio il vostro corpo onde evitare che bruci in eterno la vostra anima».
Criticando i metodi della Santa Inquisizione, il gesuita Juan Plaza, padre visitatore del suo Ordine in Perù dichiarava nel 1577:
« Il Sant'Uffizio porta avanti i suoi affari con tale rigore che se Gesù Cristo Nostro Signore tornasse sulla terra lo si condannerebbe al rogo ».
Alla Santa Inquisizione non può essere, comunque, disconosciuto il merito di aver dimostrato che l'inferno esiste. (Francesco Carpi)
"Strega è quella donna che, untasi con un suo unguento, va in ore notturne ad un congresso d'altre streghe... qui rinnega la fede ed il battesimo" ( Girolamo Tartarotti - Del congresso notturno delle Lammie )
La Chiesa si abbatté con il suo sacro maglio su particolari forme di eresia,
prevalentemente su quella Catara, per poi toccare solo successivamente i casi di
magia e stregoneria. Comunque fino al 1200, prima dell'avvento al pontificato di
Federico II, chiunque fosse accusato di pratiche occulte era passibile di
scomunica, mentre successivamente cominciarono ad accendersi i primi roghi e ad
innalzarsi i primi patiboli.
Il tribunale dell'Inquisizione si aggiudicò il potere decisionale assoluto
grazie alla bolla "Ad Extirpanda", promulgata da Innocenzo IV, che introdusse
legalmente per la prima volta nella storia della Chiesa l'utilizzo della tortura
come complemento giuridico per lo svolgimento dei processi. Grandi figure
inquisitorie divengono i crudeli miti della caccia alle streghe e spiccano
altisonanti i nomi degli spietati Nicholas Eymerich, Pierre de Lancre e
Torquemada, terrorizzando i tribunali di tutta Europa.
Dal 1300 in poi la Chiesa definisce eretici coloro che
attraverso rapporti diabolici entrano in possesso di conoscenze magiche e
vengono altresì considerate pratiche eretiche l'invocazione di potenze
infernali, la lettura di formule magiche ed addirittura il mettersi in cerchio a
danzare o a suonare. Dal 1320 al 1420 solo in Europa vengono pubblicati tredici
trattati giuridici sulla stregoneria, all'interno dei quali vengono toccati temi
quali la metamorfosi, il volo ed il Sabba, termini che da questo momento in poi
entreranno a far parte del vocabolario accusatorio di ogni tribunale
ecclesiastico.
L'apertura ufficiale della caccia alle streghe è datata 5 dicembre 1484, quando
Giovan Battista Cybo (Innocenzo VIII) promulga la bolla papale "Summis
Desiderantes Affectibus", con la quale lancia l'offensiva giuridica contro le
"malefiche" e dà incarico all'ordine dei Domenicani di occuparsi dello
svolgimento delle indagini, nonché dell'effettiva conclusione dei processi. In
particolare invita gli alsaziani Heinrich Kramer (Institoris) e Jacob Sprenger a
stilare un sorta di "manuale del perfetto inquisitore". Il Malleus Maleficarum
diviene dunque il trattato legale contro la stregoneria, il "vangelo
processuale" da cui attingere tutte le informazioni giuridiche per poter agire,
anche con l'ausilio della tortura, contro chiunque si opponesse alle regole
morali della Chiesa e del pontificato.
Le prime copie del Malleus vennero stampate a Strasburgo nel 1487 da Gutenberg,
a cui seguirono fino al 1669 trentaquattro edizioni per un totale di 35.000
copie. Oltre il volo notturno e la metamorfosi, all'interno del manuale troviamo
temi ricorrenti quali: la capacità delle streghe di leggere nel pensiero, di
predire il futuro, la conoscenza di lingue arcaiche mai imparate, l'aumento
della forza fisica, la presenza del "signum diabolicum", l'incontro e
l'accoppiamento con Satana durante la Tregenda, il bacio osceno. Oltrepiù
Institor e Sprenger mettevano in guardia chiunque si accingesse a svolgere il
processo che con "sconci atti venerei" i diavoli sarebbero stati in grado di
procreare attraverso la strega imputata.
Si calcola che dai primi concili (dal 300 circa d.C.) fino alla fine del XVII
secolo, nel nome di un Dio ignaro della crudeltà del suo esercito, vennero
giustiziate circa nove milioni di persone, tra presunte streghe, eretici,
omosessuali, Ebrei, Catari, Albigesi e Valdesi.